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Tutto quello che abbiamo capito del nuovo 4-2-4 e come ha influito nelle strategie del derby

Non c’è da vergognarsi. In pochi per non dire pochissimi si sarebbero aspettati questo tipo di derby. L’indiscrezione del 4-2-4 per alcuni è parsa una provazione, un assetto provato per testare un modulo iper offensivo da utilizzare in gare compromesse o quasi. Qualche minuto con questo modulo per la verità si era visto col Venezia, ma forti di un 4-0, pareva improbabile veder questo schieramento adottato per scelta, dal primo minuto.

Per quanto il tecnico Fonseca abbia tenuto a specificare che sia una struttura che non si discosta molto dal precedente 4-2-3-1, la differenza degli interpreti e dell’interpretazione conseguente, è sostanziale. La linea difensiva a 4 ovviamente resta tale, ma a differenza di altre circostanze, quasi mai i due centrali hanno rotto la linea cercando anticipi alti estremi. Forse anche per questa ragione proprio Gabbia è stato preferito a Pavlovic.

La coppia in mediana Fofana-Reijnders era già stata schierata, ma anche loro con compiti difensivi leggermente diversi e sopratutto con riferimenti offensivi differenti da innescare. Il francese più dedicato alla rottura e Tijjani più concentrato sul possesso, capace di portar palla al fine di spaccare la seconda pressione nerazzurra.

Davanti chiaramente abbiamo registrato la maggiore discontinuità con le altre gare. Due punte vere, una che rifinisce e raccorda, ovvero Morata, e l’altra che attacca la linea e muove il fronte, ovvero Abraham. Accanto a loro Pulisic non troppo largo, spesso quasi mezzala, e Leao sulla mancina larghissimo, importante risorsa specialmente nella seconda frazione, quando l’Inter ha perso le distanze.

È il lavoro di questo reparto che ha spostato tatticamente la partita e l’ha portata sui binari che voleva l’allenatore portoghese. Attraverso quest’idea, Fonseca ha tolto certezze agli avversari, abituati da diverse stracittadine a comandare il centrocampo, col palleggio e le imbucate centrali. La prima pressione degli attaccanti rossoneri ha costretto gli uomini di Inzaghi a lanciare i quinti col cambio gioco per innescarli, lasciando questo come unico sfogo, senza poter passare dai mediani. Non a caso poi nel secondo tempo tutti i centrocampisti sono stati sostituiti, senza tuttavia che l’inerzia cambiasse. Anzi. Togliendo la qualità di alcuni, Lautaro è stato costretto ad abbassarsi per far gioco, essendo meno presente poi in area di rigore, limitando quello che è un altro problema atavico per il Milan, ovvero dover contenere due punte centrali avversarie.

Con l’area meno piena, minori sono state le situazioni pericolose, e col passare dei minuti, il Diavolo ha compreso che non era importante non perdere la partita, ma sarebbe stato a quel punto fondamentale vincerla. E sono arrivate a ripetizione le occasioni per ritrovare il vantaggio, poi risultato decisivo. Una piccola rivoluzione tattica, figlia di un atteggiamento mai visto negli impegni precedenti. Sarà interessante ora capire come verrà reso sostenibile questo nuovo schieramento e quali futuri aggiustamenti verranno apportati. Intanto, godiamoci questo momento, sperando che rappresenti un’autentica svolta.

Milan: l'esultanza della squadra dopo il gol di Matteo Gabbia nel derby (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: l’esultanza della squadra dopo il gol di Matteo Gabbia nel derby (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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